lunedì, giugno 30, 2008

Quali diritti? Ovvero il mio senso di comunità GLBTe la mia vita come serial tv.

Settimana scorsa pensavo: questo è l'anno buono che vado al Pride. Mi dico: però non a marciare. La marcia fa così tanto anni sessanta, è demodè. Ci fosse il Vietnam e ci fosse Jane Fonda ci andrei subito. Ma soffrire il caldo per un causa alla quale credo poco sinceramente no.
Preferisco andare al party di chiusura, arrivo bel bello dalla spiaggia, come una regina, abbronzato, mi fiondo al bar e comincio a puntare.
Sono d'accordo con un tizio, uno che forse potremmo definire amico?
Si perché arrivare a Bologna da soli non è facile, una città poi che conosco poco. Meglio essere in due a far la strada, poi magari si torna la mattina e si va in spiaggia assieme.
Due ore prima di partire il mio amico mi tira bidone. Dice che ha una scopata urgente da fare.
Capisco, anzi approvo. Mi sarei comportato allo stesso modo, se solo avessi ricevuto la stessa offerta. Gli rispondo che è tutto ok.
E quindi mi torna in mente il giugno dell'anno scorso.

Stavo con questo da qualche giorno. Si, insomma, una storia seria! Lui sembrava presissimo, io più scettico del solito.
Va al pride nazionale che si teneva a Roma. Mi scrive da lì e mi dice che sono proprio in tanti, che sembra tutto bellissimo e che le cose magari cambieranno anche per noi. "E poi so che ci sei tu" aggiunge.
Neanche un mese e mi avrebbe lasciato un venerdì sera alle diciotto via mail mentre ero al lavoro.

Sono solo, di sabato sera. Mi metto a guardare Lost, gli episodi della quarta serie.
Il giorno dopo, senza appuntamenti, torno in spiaggia, sempre solo. Mi metto vicino la riva, assieme alle coppiette che si baciano, quando arriva una ragazza sola e si mette a qualche metro da me.
Tira fuori ben due asciugamani colorati. Stende quello blu sulla parte che potremmo chiamare inferiore del lettino, quello giallo lo stende sulla parte superiore. In questo modo quando lei si adagia mollemente come una Olympia il suo corpo non va a toccare le parti della sdraio toccate da altri avventori. Un genio, penso. Organizzatissima.
Prende il sole con voracità, proprio come lo prendo io. Ogni tanto si mette a fumare una sigaretta e a guardare il mare. Come faccio io. Non si tuffa e non si alza mai, ha semplicemente uno spruzzino con il quale si annaffia la pelle per farla abbronzare di più. Sta in topless e ogni tanto si addormenta.
Penso che dovrebbero istituire una zona protetta per i single, in spiaggia. Una persona sola dovrebbe avere il diritto di fumare e stare in silenzio, ascoltare musica triste mentre guarda le onde, senza che i bambini gironzolino intorno.

L'anno scorso, sempre in questo periodo, mi alzai una domenica mattina attorno alle nove, a casa di questo tipo. Preparo le mie cose in fretta, faccio colazione e lo saluto. "Vado, devo tornare a casa, docciarmi, cambiarmi e andare in spiaggia". Dopo un pò mi arriva un sms dove mi viene scritto "Hai mai pensato di chiedermi se volevo venire anch'io?". No, effettivamente non c'avevo pensato. E' per questo, credo, che non supero mai il primo mese.

Guardo la tizia dai due asciugamani. Dovrebbe avere più di trentacinque anni, visto la pelle del viso. Chissà da quanto tempo è qui, nel senso: da quante domeniche viene sola ad abbronzarsi. Chissà se è triste, se è felice o semplicemente se come me è indifferente. Mentre penso questo mi fissa, dice qualcosa che non capisco. Mi avvicino le dico "Che?" e lei risponde "Ho venticinque anni".
Perdo i sensi e mi risveglio in mezzo ad una foresta pluviale con il naso che sanguina.
No, ok, questa è una scena di Lost.
E comunque ai venticinque manca ancora un mese: ho tutto il tempo per salvarmi, no?

Sennò pazienza, come in Lost puoi essere uno che si è perso, che guarda il mare con in sottofondo una colonna sonora d'eccezione, puoi essere perseguitato dai tuoi fantasmi quanto vuoi, l'importante comunque è essere dei fighi.

Il venerdì sono al baretto gay con un amico. Serata particolarmente tranquilla. Quando vedo avvicinarsi quello che più di una volta ho menzionato qui: il Leccese. L'incarnazione della perfezione. Un piccolo riassunto: è un tizio con il quale sono uscito un miliardo di anni fa, dannatamente bello. Gli piacevo e questo mi creava ansia. Non mi sono più fatto sentire. Logico, no?
So che un gruppo di finocchie del veneto, non sapendo il suo nome, non avendoci mai parlato, gli hanno affibiato un soprannome: Fibonacci.
Fibonacci, come la successione matematica che si trova in diversi contesti: dall'arte alla musica alla natura. Una serie perfetta, insomma.
Arriva con un sorriso, ed è come vedere sorridere Mercoledì Adams. Mi terrorizza.
Dovete sapere che i rapporti con questo ragazzo sono alquanto schizofrenici: alle volte ci salutiamo con affetto, altre volte è di ghiaccio e se ti azzardi a scherzarci sopra ti becchi uno sguardo da inquisizione spagnola.
Invece stavolta ride. Mi dice ciao, mi da due baci, e aggiunge "Diventi sempre più carino".
Io mi guardo intorno per vedere se anche gli altri hanno visto la scena o se era semplicemente nella mia testa. Nessuno ci ha visto, forse era una allucinazione.
In ogni caso quando mi volto è già lontano, se ne sta andando via con un biondo.

Che sia un caso che il giorno dopo una mia amica mi manda via mail la notizia che JJ Abrams ha preparato un altro telefilm che si chiama "Fringe" che segue un po' le orme di Lost? Fatalità la trama si basa sulla Successione di Fibonacci.
Direi un segno del destino.
Non lo so, potremmo chiedere al biondo come è andata, a questo punto.


lunedì, giugno 23, 2008

Dos corazones marcados para el resto de los dìas.

Più o meno tutti i bambini combinano delle marachelle senza senso.
Io avevo quattro anni, mi trovavo nella mansarda di casa mia in una calda domenica d'Agosto. La mansarda era la stanza dove dormiva mia zia, una popolarissima parrucchiera di provincia che era solita circondarsi di pellicce, trucchi, pantaloni a zampa, sandali firmati e olio solare al cocco.

Curiosavo annoiato tra le sue cose quando metto le mani nella borsa e trovo il suo rossetto. Aveva l'astuccio verde smeraldo e un bordino color oro. Il rossetto all'interno era rosso fuoco ed era il top se volevi essere una sgallettata dall’aria un po’ zoccola sul finire degli anni ottanta. So che costava parecchi soldi difatti mia zia quando se lo metteva mentre guidava stava attenta a non usarne troppo per farlo durare di più. Io, mentre le sedevo vicino in auto ascoltando Lucio Battisti, la guardavo fare quelle semplici mosse e volevo essere come lei: una parrucchiera di provincia che se la tira. Un mito.

Così, senza motivo, apro l'astuccio del rossetto, osservo le impronte lasciate dalle sue labbra. Un po' puzzava di sigaretta, di Muratti.
Mi sembrava un sacrilegio provarlo su di me pertanto lo testo -come una vera commessa sa fare - sulla prima superficie che trovo a portata di mano: la sua borsa di pelle. Disegno qualche cosa, e poi mi stufo. Per sbaglio poggio una mano sporca di rossetto sul tappeto di pelliccia e vedo che il colore rosso del trucco sta bene anche li. Non contento, scrivo qualche cosa sulla specchiera, proprio quella davanti la quale si provava i cento vestiti che aveva nel guardaroba. Poi passo alle lenzuola. Bianche.
Mi sembra sufficiente. Il rossetto è terminato.
Scendo le scale per raggiungere la cucina e mangiare una brioche. Però ho paura di appoggiarmi al corrimano e allora do' qualche manata alla parete mentre mi aiuto a scendere gli alti gradini. Mio padre aveva tinteggiato giusto qualche settimana prima.

Esco fuori, dopo un oretta, e vedo la zia con la faccia scura che entra in casa. Poi esce e comincia a stendere intanto le sue lenzuola al sole. La borsa l'avrà portata in tintoria. Il rossetto costoso gettato nell'immondizia. All'epoca non esisteva il bidone del secco-non-riciclabile perciò tutto andava buttato con tutto, e all'epoca non sapevo nemmeno che la Svizzera fosse un paese neutrale, terra d'immigrazione per chi chiede asilo politico altrimenti mi sarei risparmiato una dose infinita di sberle. Mi beccarono subito, appunto. Ero io l’unico bambino di quattro anni che poteva aver fatto una cosa del genere, nel quartiere. Perché i quartieri gay, da noi, non esistono.

Non so perché ma le stesse sensazioni le ho riprovate ieri, dopo vent'anni, mentre cercando di parcheggiare l'auto in spiaggia ho urtato contro una macchina già in sosta. Nera, lucida, immatricolata nel duemilaesette. Avevo trovato un buco proprio per il rotto della cuffia perciò accelero, metto la retro, sterzo ma la mia macchina si ferma con un tonfo.
Guardo dietro e non c’è nessuno. La macchina è vuota e nessuno mi ha visto. La Ford nera ha una botta sulla carrozzeria.
Ora il problema del parcheggio diventa ovviamente meno prioritario, anche se non trascurabile eh. Me ne vado da lì, giro un po’ intorno, metto la macchina in un posto lontano. Scendo, mi accendo una sigaretta e vado a controllare. Mi dico che magari potrei cavarmela, dico ai miei che il graffio sul di dietro della mia Clio è stato fatto da qualcuno che mi avrà urtato mentre ero in spiaggia ad abbronzarmi. Mi dico che in fondo potrei non essere sgamato, stavolta. In fondo non ho lasciato impronte di rossetto contro una parete, non ci sono le mie impronte digitali sull’ammaccatura della Ford.
Poi però mi immagino la scena: qualcuno ha girato un video da un palazzo di fronte e lo manda a RTV o a Striscia la Notizia.

Penso che da quando c’è Striscia un malvivente, un truffatore, un assassino come me non ha più ragion d’esistere. Hanno sostituito la giustizia con la forca degli RVM. E così, mentre cerco di cancellare dalla mente l’immagine di Valerio Staffelli che mi corre dietro per mezza Padova con la sua telecamera del cazzo chiedendo come mai non mi sono soffermato a fare un controllo con l’intestatario della macchina (“Siur Manzetti, dove scappa?”), lascio un biglietto con il mio numero.

Passo una giornata infernale in spiaggia dicendomi che dopo vent’anni è arrivata l’ora della giustizia anche per me.
Alle cinque e mezza squilla il telefono. “Buonasera, iu trovato numero su macchina”. Dice una tizia dell’est.
Bene. Rumeni. Non riesco a non pensare ad una cosa molto razzista e della quale mi vergogno molto e cioè questa “Vabbè, se sapevo che erano rumeni manco lasciavo il foglietto col numero”. Ma tant’è, ormai il biglietto l'ho lasciato.
Arrivo sul luogo del misfatto e li trovo intenti ad esaminare il danno. Sono una decina: cinque uomini e cinque donne. Tutti rumeni. Io invece da solo.
Maledette le mie abitudini. Maledetta la mia adorata solitudine.

Non mi resta che sfoggiare il mio sorriso da splendido e la mia naturale capacità di leccare il culo sfacciatamente.
“Scusate, mi spiace, scusate tanto.”

Io sono una di quelle persone che credono sia sufficiente una abbronzatura fantastica, dei denti enormi moderatamente bianchi e un pizzico di faccia da culo per salvarsi dalle situazioni. In questo caso però non era esattamente così. Guardo il proprietario della macchina che mi osserva storto. Un po' incazzato.
“Omofobo” penso. Rumeno omofobo. Si sa, no, che i rumeni sono omofobi.
Poi mi volto e vedo la tizia che ha chiamato. Ha gli occhi furbi, è piccolina ma per qualche strana ragione sembra più importante degli altri. Capisco annusando l’aria che lei è una stronza.

I froci e le donne stronze sono legati da un invisibile trama rosa e glitterosa che segna il destino di entrambi. Non è soltanto perché sia gli uni che le altre adorano il cazzo e sono materiali e superficiali. E' proprio scritto sulle antiche scritture, poco dopo la fuga dall’Egitto degli Ebrei e giusto un attimo prima della caduta di Babilonia, che essi governeranno il mondo. Insieme. L’uno ha bisogno dell’altra per consolidare il rispettivo potere sociale.

Un frocio senza una donna stronza alle spalle che asseconda il suo desiderio di popolarità non è nessuno.Tutti credono che i gay siano così importanti nello spettacolo, nella moda, nelle arti perché hanno talento, hanno la vena artistica. Tutte minchiate: i froci sono dappertutto perché sono diventati amici di qualche stronza coi soldi che conosce le persone giuste. Una stronza sposa un uomo ricco poi si mette a giocare con l’amichetto gay. È così da sempre, dalla notte dei tempi.

Me la faccio amica. Mi convinco che devo conquistare le grazie di lei, più che del marito. Mi faccio aiutare nel compilare la constatazione amichevole. Facciamo qualche battuta sul fatto che pensava fosse pubblicità di qualche locale, il fogliettino incastrato sotto il tergicristallo. Io sorrido. Sono splendido.

In qualche modo me la sono cavata.

Ora, il bambino con le mani sporche di rossetto spera di cavarsela in qualche altro modo. Pensa che magari il tizio della Ford gli abbia mostrato una patente italiana falsa, una assicurazione falsa, un codice fiscale fittizio. Che magari non siano realmente in regola ma siano stati al gioco perché è più duro venire giudicati socialmente da un italiano piuttosto che avere una botta sulla carrozzeria nera di una macchina magari rubata qualche ora prima. E che quindi non presentino denuncia all’assicurazione. Così il bambino con le mani sporche di rossetto ad ottobre non avrà un salasso da pagare e non balzerà dalla classe RC uno alla classe diciotto senza passare dal via.

Anche perché: proprio i rumeni in regola dovevo trovare?
Cioè, non ho capito. Tutte a me.


lunedì, giugno 09, 2008

Voglio essere Sorrentino.

Ho visto "Il Divo". Ed era dai tempi de "L'amico di famiglia" che non vedevo un film così bello. Ovviamente anche "L'amico di famiglia" è diretto da Sorrentino. Ne consegue che Sorrentino è il mio regista preferito.
O era Bellocchio?
Si, era Bellocchio. Solo che Bellocchio non fa film da due anni e allora al momento lo è Sorrentino.

Per come usa la colonna sonora. Per i virtuosismi della macchina da presa. Per come centra la pellicola su un personaggio inquieto e ne mostra i risvolti comici.


Restando in tema cinefilo, beccatevi Raquel Revuelta, una sorta di Emanuela Folliero, imbriaga la sera dell'ultimo dell'anno.


giovedì, giugno 05, 2008

Mi son bruciata al fuoco del tuo grande amore che si è spento già.

Le ragioni per le quali l'Italia non è un paese degno di essere chiamato "civile" non vanno cercate nell'arresto del povero Cecchi Gori, nell'elezione a Ministro di Mara Carfagna o sul percorso che potrà fare o meno il Pride romano.
L'Italia non è un paese civile perché nessuno si scandalizza se negli ultimi anni la prima decade di giugno è sempre la più piovosa dell'anno. Del resto al nord produttivo basta detassare gli straordinari e il popolo che vota Lega si accontenta così. Non vedi nessuno manifestare per strada contro il tempo infame, contro i cumuli nembi che offuscano i cieli della Valpadana. Mai una petizione, mai una raccolta firme, mai un sit in di protesta. Pensano a presidiare la costruzione dei campi nomadi a Mestre, pensano ad organizzarsi in ronde, ad incendiare le carovane dei rom, a manifestare contro gli inceneritori e a lanciare la spazzatura alla polizia al sud.
L'Italia dunque è un paese che si disinteressa dei problemi reali e che non sa individuare le priorità per il benessere comune.
Basterebbe un minimo di conoscenza meteorologica per sapere che il sole in questi giorni raggiunge il picco di potenza dei suoi raggi uv. Poi arriva fine giugno e praticamente è finita l'estate. Chi l'ha vista mai?
Invece di pensare a questo, gli italiani si perdono in discorsi futili e riempiono la loro mente con idiozie come il caro benzina. Sanno dirti quanto costa la verde tra Padova e Venezia senza sapere che il solstizio d'estate è tra pochi giorni.
Di questo passo non andremo da nessuna parte.


Sto ascoltando Amy Winehouse. Ah, no, cioè... volevo dire Giusy Ferrero!

domenica, maggio 25, 2008

Hola Corazones. Cioè i miei sette giorni a Barcellona.

Sono tornato da poche ore e non so quanto possa essere realistico un ritratto dei sette giorni passati a Barcellona visto che i ricordi sono ancora vivi.
Posso solo dire di essere stato un turista atipico. Anzi un non-turista, in quanto ospite di un caro amico italiano perfettamente integrato nella vita del barrio gay e in quanto ho conosciuto un po' tutti i suoi amici (e uno di questi anche fatto, alè).

Andiamo con ordine.
Non ho visto musei se non il Macba, museo dell'arte contemporanea. Mi ha colpito un film di un regista tedesco -non ricordo quale - sottotitolato in spagnolo. Luis Bunuel a sto regista gli fa bao perché dire film surrealista è dire poco. C'era una scena particolare dove un uomo barbuto stava crocifisso, vestito da sposa. Sotto il tulle bianco c'erano delle lampadine ad intermittenza tipo quelle degli alberi di natale. Per cui era un Gesù-donna-sposa e anche un po' lucciola. Cantava cose senza senso e sotto di lui c'era una vecchia donna di tre quarti. Questa donna teneva in mano un lungo bastone sottile che ricordava il modo di venerare le icone attraverso lunghi ceri. Soltanto che alla fine di questo lungo cero non ci stava una fiammella bensì un martini dry. E il Gesù cantava di come fosse meraviglioso avere a portata di labbra un bel bicchiere di martini dry. Alleluja!

Non sono stato al Parc Guell e non sono andato in tutti quei posti dove solitamente si fanno foto di gruppo con la classe. Non ho preso cartoline per nessuno né tanto meno regalini.

Ho portato il costume da bagno per cui i primi tre giorni li ho passati in spiaggia, due a la Barceloneta e uno a Sitges. Per la verità tremavo un po' per il freddo ma tesoro: la sera quando uscivo sfoggiavo l'abbronzatura migliore di tutte le maricas spagnole e non.

Ho fatto il giro di tutti i bar gay che si potessero visitare (credo) tra Calle de Aribau e Calle de Casanova.
Ho imparato che dire ligar con equivale al nostro rimorchiare. Ho imparato che anche gli spagnoli limonano, solo che loro dicono enrollar. Esistono tre modi per dire sperma: esperma, semen, corrida. Ma un unico modo per dire che sei eccitato: cachondo.

Quando uno spagnolo ti parla della musica petarda non aspettarti un qualcosa di scoppiettante: ti vorrà sicuramente invitare presso quella sala disco un po' retro' che da noi si chiama revival e che da loro contiene tutte le hit di Nek tradotte in castigliano.

Se ascolti la radio ti capiterà di imbatterti nove volte su dieci in una canzone che era la hit del 1998. Però chissà perché finisce sempre che la ascolti volentieri e che ti metti a canticchiarla.

E' stato divertente trovarsi lì nel periodo dell'Eurovision, il Festival canoro che l'Italia snobba da diverso tempo. Ieri sera, per la finale, stavano tutti in casa a vedere l'esibizione del loro rappresentante iberico e la trasmissione presentata dalla nostra affezionatissima Raffa.
"Raffa es un icono" dice Carlos urlando. E cita AlBano e Romina, Gigliola Cinguetti, Milva.
Non gli ho fatto notare che da noi quei personaggi sono ormai tramontati e superati, anche perché per tutto il resto ci hanno abbondantemente superato loro.

Non avendo fatto molte foto preferisco postare dell'altro.
Si tratta di una parodia dell'attore spagnolo Paco Leon. Prende in giro Anne Igartiburu. Anne Igartiburu è una presentatrice Basca, un po' fighetta, che conduce un programma sugli affari di cuore che si chiama "Corazon, Corazon" e che diventa "Corazon de Verano" en Verano, "Corazon de Invierno" en Invierno e via discorrendo. Presenta in ogni puntata un "Corazon" diverso, cioè un oggetto dove dovremmo trovare un qualcosa a forma di Corazon anche dove effettivamente non c'è. Sono notevoli anche i filmati "Corazon de centollo" dove dice : es què estoy como una perra (come una cagna); "Corazon de Puro", "Corazon de Ceniza" e "Corazon de Eurovision". Infine si può vederla anche a PassaParola.
Paco Leon prende in giro anche Raquel Revuelta, conduttrice di una sorta di "appuntamento al cinema" un po' rincoglionita. Da il meglio di se' quando deve presentare il film l'Esorcista.

A me già manca.

mercoledì, maggio 07, 2008

Il calendario dei Blogger.



Abbiamo fatto il reality dei blogger, l'oroscopo dei blogger e adesso tocca al calendario dei blogger. Si tratta di una iniziativa per esibizionisti & Co.: vengono scelti dodici autori del web da far posare in foto fai da te e da raccogliere in un unico calendario che verrà venduto a prezzi modici.
Io lo farei, ma il caro Gipris, promotore dell'iniziativa, dovrà lavorar parecchio con il suo Photoshop.
Oltre le rughe, i focolai di capelli bianchi e gli occhi gonfi ora sembrano essersi aggiunti anche i capelli che cominciano a cadere.

Sarebbe un'ottima vetrina. Se mi offro per partecipare devo pensare però ad una location. Il bancone di un bar andrebbe bene? Altre idee?


sabato, maggio 03, 2008

Metti una crocetta se vieni solo, due se vieni accompagnato.

Sono inserito in una mailing list. Si tratta degli ex compagni di classe delle superiori. Si è deciso che la classe quinta dell'istituto tecnico per informatici si ritrova dopo sei anni per cenare insieme. Alcuni non li vedo davvero da sei anni e mi sto chiedendo se riusciranno a riconoscermi: sei anni fa ero bianchissimo, uno spettro che parlava poco e che pensava che la sua vita sarebbe finita poco dopo il diploma. Gli esami erano le colonne d'Ercole della mia esistenza.

Nella mail dobbiamo indicare se andiamo da soli o se portiamo i nostri fidanzati o fidanzate in quanto ci serve per prenotare al ristorante, per sapere quanti siamo. Eravamo pochissimi nella mia classe, una quindicina di persone in tutto. Tutti reduci da bocciature e selezioni rigide. Il mio istituto tecnico quell'anno sfornò soltanto una classe - una sezione ! - di informatici. Gli altri sono stati segati molto prima.
Mi dico: ho fatto tanta fatica per finire quella scuola e ora quasi non ricordo più se in matematica eravamo arrivati a fare pure le equazioni differenziali lineari del secondo ordine o meno.
So soltanto che sono stati i cinque anni più brutti di tutta la mia vita. Sognavo il liceo, io. Quelli del liceo si facevano le canne, vestivano meglio, andavano per centri sociali, scioperavano, facevano discorsi che io capivo. Quelli della mia classe invece, quasi tutti, sono andati ad ingegneria.

Saremo più di venti persone. Tutti hanno segnato due crocette. Io e una mia amica ne abbiamo messa una. Una terza mia amica quella crocetta l'ha persa sul serio da poco e non sa se viene.
Gli altri hanno una crocetta da una vita.

Lo so che non è una crocetta a farti sentire meno solo ma le cose sono due: o io e la mia amica quella sera daremo di matto con l'alcool e daremo spettacolo della nostra singletudine rischiando quindi di apparire ridicoli, oppure mi sa proprio che semplicemente ci sentiremo fuori luogo.


mercoledì, aprile 30, 2008

Fragole e champagne.

Oggi i miei fanno 31 anni di matrimonio.
Una tizia al lavoro ha chiesto a mia madre "Beh, e che fate stasera? Festeggiate?". Mia madre ha risposto "No...non facciamo niente, rimaniamo a casa come tutte le sere...".
"Niente di niente? Neanche un dolce? Beh, magari metti una candelina a centro tavola, così per dare un tocco di festa..."
Ha risposto un po' annoiata: "Ma guarda che mica è morto. Mio marito è ancora vivo".

Domenica scorsa mia madre ha fatto un dolce nuovo. Lei è una brava cuoca. Davvero. Le riesce bene tutto. Considerato che è una donna che lavora da cinquant'anni otto ore al giorno come operaia e che governa una casa con tre uomini scansafatiche è da ammirare ancor di più se trova pure il tempo per fare le lasagne fatte in casa, la pasta fresca e tutte le altre leccornie salate. Sarà che è stata abituata da tempo a sgobbare più del dovuto: quando i miei erano fidanzati e mia madre poco più che ventenne, veniva a trovare papà a casa il sabato pomeriggio e si metteva a lavare i piatti sporchi lasciati nel lavello.

L'unico neo per mia madre sono i dolci. Non è proprio capace.
E sì che si impegna. Si mette ogni domenica a farne uno nuovo. Solitamente preferisce fare le torte secche, quelle tipo le "torta margherita". Solo che sono davvero molto "secche". Una volta ne portai un pezzetto a casa di Angela, circa tre anni fa, quando io e Valentina ci fermammo a dormire da lei due sere. Era un pezzo di torta pere e cioccolato. Fatto con la farina che penso usino gli imprenditori edili per cementare gli edifici.
Ne mangiammo un pezzetto. Angela lo ribattezzò "Il calcestruzzo". Lo mangi se hai proprio bisogno di asciugarti lo stomaco. Sempre se riesce ad arrivare, allo stomaco.

Da quella volta, complice l'orgoglio ferito, ha provato a cimentarsi anche con i dolci "da frigo". Il tiramisù le esce molto bene. Il resto è un disastro.
Io lo so che si impegna, poveretta. Anche se non sono presente quando li fa però riesco ad immaginarla che segue passo passo quelle che sono le istruzioni riportate nella guida alla cucina che tiene aperta accanto alla bilancia. Meticolosa, comincia con prudenza e misura le porzioni.
A metà dell'opera la vedo: vacilla, non si ricorda più quanto latte ha messo, non sa se continuare o lasciare perdere.
Così, anche se il pan di spagna che ha preparato non le basta, anche se ha montato troppa panna, anche se effettivamente non sa dove cavolo mettere le fragole perché ormai la creazione che ha sotto le mani sta prendendo una forma completamente diversa da quella della fotografia, lei improvvisa.
E così sale. Crea una struttura in altezza anziché espanderla verso i lati.
Ci schiaffa la panna sopra le fragole quando invece doveva fare il contrario. Lascia un buco alla sommità per "far vedere che comunque le fragole ci sono".
Ed è uscito quello che vedete sotto.
Signore e signori: O' Vesuvio!




domenica, aprile 27, 2008

Proxima Estacion: SOL. Correspondencia con lineas uno y dos. Atencion: Estacion en curva. Al salir, tengan cuidado.


Che non ho niente da dire immagino si sia capito. Un mese di silenzio è diventato troppo anche per me.
No, non mi sono fidanzato. E non ho inghiottito qualche pillola di troppo.

In questi giorni ho ufficialmente aperto la stagione dell'abbronzatura selvaggia. La deregulation dei raggi uva prevede quattro o cinque cose semplicissime: io, il sole, l'olio Jonhson & Johnson, i Gotan Project e la voglia di stare da solo.

Tra meno di un mese torno in vacanza in Spagna.

Chi è stato a Madrid avrà sicuramente riconosciuto la citazione colta del titolo del post.


giovedì, marzo 27, 2008

Se stasera sono qui (Qualcuno mi spiega Emma?).

Ricordate la primavera di due anni fa? Si avvicinavano le elezioni, ricordo che tornavo a casa dal lavoro, quando finivo presto presto, e le giornate si erano già allungate. Così, mentre ascoltavo canzoni tristi e fumavo le mie tre sigarette durante i 30 km che mi separavano dalla cena, guardavo i manifesti elettorali presenti ai lati delle strade. L'arancione del tramonto rendeva l'atmosfera carica di speranze e pure i cartelloni più brutti ("Matrimonio gay? No, Grazie") parevano innocui.

Avevo trovato un partito che mi trovava d'accordo in ogni suo punto e la stampa ne parlava come la novità della campagna elettorale. La Rosa era coccolata dai giornali, ben vista dai salotti, intervistata in tv, efficace su internet e sembrava proprio il partito giovane che poteva dare vita ad una sorta di Nuovo Corso. La primavera del 2006 era la nostra primavera di Praga, la rivoluzione culturale cinese, la nuova frontiera.
Poi abbiamo visto come è andata finire.


E così, coi miei dubbi su chi votare in testa, ho fatto anche per questa primavera triste e fredda, il test. Che non è quello che mi misura la carica virale bensì testa la mia vicinanza coi partiti dell'attuale scena politica italiana e che si trova al sito voisietequi.it.
Il risultato è chiaro:


Ma i dubbi rimangono. Non perché non condivida gli ideali del PS. Anzi, si vede chiaramente che ho risposto "correttamente" a tutti i quesiti e che quindi potrei pure richiedere la tessera a Boselli (quello col carisma da impiegato statale) oppure per far prima candidarmi al posto suo. Ma i dubbi ci sono perché mi chiedo se davvero è un voto utile: qual'è la probabilità che vinca il ps? Fa prima a tornare la cagnetta Laika dallo spazio viva e vegeta?

Però è anche vero che chi può mai votare pd? Ma lo vedete il grafico? E' più vicina l'udc! E ho detto tutto.

Pensate che all'affermazione " Regolamentare per legge i diritti delle coppie di conviventi dello stesso sesso o di sesso diverso (unioni civili)" il Partito Democratico risponde con "Tendenzialmente Favorevole". Come a dire: "se proprio ci tocca ne parliamo ma ne faremo volentieri a meno e comunque non è detto passerà il testo di legge, eventualmente lo riscriviamo due o tre volte, gli cambiamo il nome, chiediamo il parere di tutte le comunità religiose italiane compresa quella di Hari Krisna o di come cazzo si scrive e voi la prenderete nel culo visto che vi piace tanto brutti froci di merda, che tanto siete solo dei depravati".
Si parlava di unioni civili. Figurarsi il matrimonio o l'adozione.

Queste cose non mi convincono.
Un partito-brodo che si fa manipolare dal vaticano, guidato da esponenti brutti e sfigati (diciamolo), pieno di moralisti e giustizialisti-forcaioli, timidi pupazzetti che si vergognano di urlare quello che pensano e si ostinano a cercare la giusta via di mezzo sempre e comunque.
Democristiani, insomma.
Un partito che non fa per me.

Ok, io mi spiego così così quando parlo di politica. Diciamo che mi trovo meglio a parlare di LongIsland e righe di coca. Ma c'è chi argomenta in modo più efficace e ricco di squisite elaborazioni concettuali qui.

(In tutto questo casino, qualcuno mi spiega Emma?).

martedì, marzo 18, 2008

Te devi da circoncidere 'sto troiaio.


Al quartiere tuo, si potrebbero, te se caricherebbe un macello de ggente, Jessica mia.


Hai capito, zozzò?


Io credo. In Dior.

domenica, marzo 16, 2008

... meno 30 o giù di lì.

Lo so che ha il carisma di un impiegato postale, che è incisivo quanto uno spazzolino da denti dalle setole morbide adatto per chi ha le gengive delicate. So anche che a volte si perde in un vittimismo da far pena, come quando abbandona "Porta a Porta" e sembra un frugoletto di cinque anni che mette il muso perché non vuole stare all'asilo con le suore.
Però chi altro?
Quello che mi da più fastidio è che sono sempre stato politicamente schierato. Cioè sapevo sempre chi votare, anche quando non avevo l'età per farlo. A 14 anni leggevo "Liberazione" ed ero comunista. A 16 anni sognavo Pannella che mi investiva del ruolo di capo dei Radicali - esentandomi dagli scioperi della fame, per carità. A 22 andavo con la Bonino ad imparare l'arabo al Cairo per portare la democrazia nei paesi islamici.
A 24 sono profondamente in crisi.

Ma non sono certo il tipo che non ci va, che diserta le urne: perché mi è sempre sembrato un atteggiamento superficiale.

Però perché questa volta deve essere così difficile? Sia chiaro, il PD non avrà il mio voto. Qualcun altro oltre a me si è reso conto che dobbiamo scegliere tra un partito di centro e un partito di centro-destra?

Vabbè, ho tempo trenta giorni per decidere. Che mal di pancia!

martedì, marzo 11, 2008

yo entiendo saber che cos’è che io non ho che tu credi che lei abbia più di me di quello che tu credi che io non avessi che lei invece tu piense...

Mitici. L'inizio di tutto:



Stasera: una sigaretta, latte e biscotti.

lunedì, marzo 10, 2008

Il voto si avvicina...

...E io non so chi caspita scegliere.
Mi son detto che mai e poi mai avrei votato Pd e che di sicuro avrei seguito Emma. Poi Emma si è messa col Pd e ha rinunciato al simbolo dei radicali per cui è stato un po' come prenderla in culo.
Solo meno divertente.

Mettere la croce sul simbolo di Veltroni è sicuramente peggio che turarsi il naso e votare DC.
Per cui io e altre cinque persone in Italia pensavamo ai Socialisti. A maggior ragione visto sta ondata di socialismo ahora che sta invadendo l'Europa a seguito della vittoria di Zapatero ci starebbe pure bene, mi farebbe sentire come uno che cavalca l'emozione di un momento, la moda del tempo. Il che non è poi così male.
Che dite?


Stasera camomilla.

domenica, marzo 09, 2008

Le tre zitelle. Il ritorno del Trio in tv.

Ieri sera ho visto la tv coi miei. Di solito con loro ci sto il meno possibile ma l'ho fatto apposta, sto giro. E' stato come tornare a sei anni, quando davano in tv "i Promessi Sposi" e tutti noi ridevamo. O come quando mia madre, per prendermi in giro e farmi mangiare quelle strane verdure che cucinava, mi diceva "Dai Pedro, mangia qualcosa. Perché non mangi, Pedro?".
Questo succedeva quando era di luna buona, altrimenti con la sua faccia nevrotica e stressata era più solita dirmi delle frasi un po' meno gentili in dialetto veneto, che tradotte in italiano verrebbero pressapoco così: "Mangia! Apri quella bocca sennò ti butto tutto giù per le orecchie!". Certo, in questi anni i Solenghi-Lopez-Marchesini che compongono il Trio sono cambiati tanto; così come è cambiato il senso intrinseco della frase che era solita dire mia madre assumendo connotati giusto un po' meno naif e potrebbe portare qualcuno ad ipotizzare che la stessa frase, ripetuta da piccolo più e più volte, abbia influenzato la mia psiche orientandola verso tendenze sado-maso.
Sul finire degli anni ottanta la mamma aveva un'oscena permanente, la sua testa era gonfia di ricci neri e portava pantaloni e maglie di tuta a righe della Fila. Ne aveva una in particolare che credo mettesse sempre: verde e gialla. Mi spaventava perfino, quando la sera veniva a darmi la "buonanotte" mettendo le coperte così tanto sotto il materasso da non farmi respirare. Aveva fretta di andare a dormire, era stanca morta della vita che le facevano fare e se osavo fare storie alzava la voce. "Dillo che in realtà sei una strega! Hai i capelli di una strega! Sei una strega, togliti la maschera!" le dicevo in lacrime, convinto che non fosse lei la mia vera mamma perché, mi dicevo, una mamma non può essere così cattiva. Non potevo certo sapere che si comportava in quel modo perché negli anni ottanta, mentre il Trio ci faceva ridere alla tv, lei si era giusto giusto accorta che la sua vita sarebbe stata una merda.
Ma questa è un'altra storia.
Dicevo che ieri sera lo spettacolo mi è proprio piaciuto. Nonostante Anna fosse molto tesa e sicuramente, anche se non lo voleva far vedere, si sentisse sotto esame. La malattia che l'ha colpita me l'ha resa irriconoscibile quasi. Ma avercela, la forza che ha lei!
Insomma, tanta tenerezza e tanta nostalgia per uno che come me ha cercato il Trio tutta la vita. Che ha dedicato loro perfino una tesi di laurea - con tutti i dubbi sulla rispettabilità della tesi stessa che una scelta del genere ha comportato - perché era troppo piccolo per ricordarselo bene, perché il passato è passato troppo in fretta e non mi ha dato modo di capirlo a fondo.
Io, mamma e papà sul divano a ridere.

Poi io e "pompini favolosi" siamo andati in disco. Beh, lui è un tizio che ho conosciuto tipo un mese fa. Usciti una sera per fare mezzo zuppa-zuppa. E' il tizio a cui ho suggerito di recarsi alla mia agenzia di lavoro per chiedere se organizzano corsi per entrare come interinale dove lavoro io, visto che ha qualche mese disponibile prima di partire per gli States. Insomma, gli ho trovato qualcosa da fare. Come dire che mi prendo cura delle persone che mi faccio, come dire che potrei istituire una Cassa del Mutuo Soccorso che garantisca loro un lavoro, del pane, un reddito dignitoso.
E dei sabato sera decenti.
Ecco, io e la mia maglietta nuova assieme a "pompini favolosi" e la sua solita maglietta abbiamo cercato di darci da fare, ma a me sono rimasti soltanto quelli che mi sono già passati per le mani.
Come per esempio un ricciolino molto sexy (il fantasma della permanente anni ottanta di mia madre che torna vent'anni dopo sotto nuove forme a spaventarmi prima di andare a dormire?) che due sabati prima mi ha risolto il problema del guardaroba esaurito e io l'ho accontentato dandogli un bacio.
Sulla strada del ritorno, il mio accompagnatore dalle doti magiche mi dice "Mi piaci proprio". Sarà che è passato circa un anno dall'ultima volta che qualcuno me l'ha detto più o meno seriamente o forse sarà che i gusti del tipo in oggetto sono abbastanza discutibili visto i personaggi che si porta in darkroom, ma mi sono un po' irritato.
Mentre una volta ad udire quelle parole ero in grado di sciogliermi in un brodo di giuggiole da manuale abbandonandomi tra le braccia del malcapitato di turno facendo le fusa, stavolta la reazione è stata di stizza. Mi ha dato proprio fastidio, e ho capito che qualcosa è cambiato.

E che la tisana al finocchio che ho appena finito di bere per cercare di digerire la cena di mia madre non so ancora se mi piace o no.

giovedì, marzo 06, 2008

Dica: "Me possino cecamme"


Sabato non posso proprio perdere neanche un minuto. E' per questo che domani vado a prendere due o tre videocassette vergini per non far andare perduta la memoria storica di questo evento. Certo, li guarderò ugualmente in tv, in presa diretta.
Però finisce attorno alle 23 e qualcosa. Mi sa che poi esco, eh.



lunedì, marzo 03, 2008

Un nuovo invisibile flagello.

Tra le tante cose, su emule si trovano pure le vecchie puntate di NessunDorma. Le sto scaricando e le guarderò con calma. Chi lo guardava oltre me e tre miei amici?
Cacchio, sono passati già quattro anni.

domenica, marzo 02, 2008

Ho sempre pensato: trovero' il mare e saro' bagnato.Il mare ho trovato, ma nulla e' cambiato.

Sanremo capita una volta l'anno. Ed e' un peccato perderlo per andare magari a chiudersi in un bordello pieno di froci - di merda. Cosi' sono andato a casa di amiche a seguire l'ultima del Festival.
Abbiamo creato un gruppo di ascolto e di critica, tanto per darci un tono.

A parte il mio tifo incondizionato per Anna Tatangelo - che nasconde evidentemente un malessere psicologico oltre che una passione per il trash - la serata e' scivolata via tra commenti e risate. Cutugno, uno stronzo. Moro, uno che non si lava. Lola Ponce, un gran troione. Grignani, noioso come la morte. L'aura, e le sue vocali-aiaiaieueieueo. Federico Zampaglione, orrendo e presuntuoso. Venuti, il nostro eroe (due anni fa l'ho incrociato in una disco del partito a Padova, sono stato praticamente l'unico a riconoscerlo e c'ho fatto due parole).

Indimenticabile e drammatico e' stato il momento in cui hanno premiato Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Due che nell'ultimo periodo hanno subito un processo di invecchiamento incredibile. Teneri, certo; ma anche esilaranti. L'una non riusciva a smettere di perdere bave (oppure le colava il naso?), l'altro sembrava ormai del tutto rincoglionito. Al momento della "foto" lei era girata di spalle che si asciugava la saliva e lui che a bocca aperta fissava il vuoto mentre il premio che teneva in mano rischiava di cadere.
Non siamo riusciti a non ridere. Lo so che e' crudele e ci sentiamo gia' delle merde per questo.

Comunque, il mio artista preferito e' Tricarico. E la sua canzone e' di una tristezza infinita. Lui e' un pazzo, ha l'occhio da matto, vive in un mondo tutto suo e per questo mi piace.
Avessi un moroso cosi'...
Durerebbe un mese e mezzo, immagino.



lunedì, febbraio 25, 2008

Brian di Nazareth.


E così posso dire di essere stato al Plastic, Milano. E siamo pure passati davanti alla gente in fila, perché noi eravamo in lista, tiè. Tutto merito dell'amica Angelì che grazie a degli agganci conosce un tizio che ci ha fatto entrare. Il tizio, il nostro uomo, è arrivato splendido splendente assieme ad un suo amico. Ce lo presenta, si chiama Brian. Ed è Brian di Brian & Garrison. Noi dodici entriamo, seguendo il nostro uomo e Brian di Brian & Garrison, mentre le altre pecore in coda cercano di spingere per entrare anche loro ma il titolare del posto, una persona molto simpatica, urla: "E' inutile! Andatevene! Non entrerete mai qui!".
Mi sono sentito arrivato. Io, ragazza di periferia, per la seconda volta a Milano, che passo davanti a tutti al Plastic, un posto dove è entrato pure Andy Warhol.

Il week end milanese è durato appena 24 ore. 23 delle quali passate in treno, quasi. 20 delle quali passate in compagnia della mia tonsilla sinistra supergonfia manco avesse preso degli steroidi. 3 ore passate a bestemmiare per colpa di: una botta in testa presa entrando a casa di Angela, un livido sul ginocchio preso inciampando su una sedia, una fetta di pizza rovesciata addosso durante la cena tra i blogger.
Però la mia amica è stata mitica, come sempre. E abbiamo conosciuto un sacco di gente simpatica, tra cui questi due.

Sul treno di ritorno mi siedo vicino a due tizi, una coppia di lui e lei forse miei coetanei. Del sud. Coi visi tristi. Lui aveva delle manine piccolissime, lei due occhi profondi. Si guardano sempre, si sorridono, sussurrano delle parole incomprensibili. Pieni di borse e di una scatola bianca dove c'è scritto "Pasticcini freschi". Lui scrive una cosa sulla sua Moleskine. La chiude, poi guarda affranto lei. Lei ricambia lo sguardo con un sorriso di compassione poi prende la Moleskine di lui e ci scrive sopra qualche riga con la penna, poi gliela ripassa. Lui legge e si intristisce. Lei gli sorride e prende le sue mani, piccolissime.

Qualcuno penserebbe ad un idillio tra innamorati, uno scambio di frasi d'amore. Qualcosa di dolcissimo e romantico: due ventenni in viaggio, magari senza meta, con solo qualche borsa e una scatola di pasticcini.
Io invece sono assolutamente convinto che siano dei terroristi. Nella scatola bianca non c'erano "Pasticcini Freschi", bensì del tritolo.
Le frasi che si scambiavano erano una sorta di messaggio in codice. Lui era triste e affranto perché sapeva che stava per compiere qualcosa di sbagliato. Lei, che a guardarla bene sembrava proprio una Donatella Finocchiaro che fa la parte che fu di Maya Sansa in Buongiorno, Notte, lo rassicurava.
Rosa e Olindo Bazzi; Brigatisti rossi; ventenni adescati da Al Quaeda.
Scendo dal treno e anche loro scendono a Padova.
Sono sicuro che hanno fatto saltare per aria le poste.


lunedì, febbraio 18, 2008

Malgrado Belgrado. L'America e Bush.

La mie storie di San Valentino sono queste.

Ilaria quattro anni fa scopre di amare un uomo più grande di lei, sposato e con famiglia. Lascia il suo ragazzo e si mettono insieme, tra mille difficoltà. Vivono questa storia intensa e voluta fortemente fintanto che lui muore contro un guardrail sabato sera scorso.
Non la sentivo da un po' ma sapevo che era felice come non lo era mai stata.
"Questa foto l'abbiamo fatta mercoledì io e lui. Pensa, eravamo a 2500 metri d'altezza" mi dice indicando il libricino che hanno fatto i suoi amici per ricordarlo.

La domenica prima esco con un tizio carino e molto bravo. Ne parlo con un' amica:
"Magari tutti gli uomini fossero così bravi. Il mondo sarebbe un posto migliore"
"Già, non esisterebbero più le guerre"
"Il buco dell'ozono"
"La cellulite"

Io e il "molto bravo" andiamo in disco insieme. O meglio: macchine separate (che fa tanto Tondelli vent'anni dopo in salsa veneta).
Restiamo insieme cinque minuti e poi sparisce. Lo ribecco dopo due ore mentre si sciacqua la faccia in bagno e mi dice che ci sarebbe un suo amico che potrebbe darmi della droga, se voglio. Poi si rituffa allegro in darkroom.
Più visto. Da quello che so potrebbe essere ancora la dentro, o uscito da poco.
Ecco perché era così bravo: si allena tanto.
Potrei raccontare di più anch'io su quale tipo di universo si nasconde dietro quella tenda e in mezzo a quei labirinti bui se solo riuscissi una volta tanto ad attraversare quello stesso lungo ed interminabile corridoio con disinvoltura e fierezza, non come se fossi Jackie Brown che tiene nella sua valigia da Hostess mezzo milione di dollari che arrivano dritti dritti dal Messico e avessi l'FBI alle calcagna.

Mentre ballo, solo soletto, si avvicina un manzo pauroso che definire da copertina è dire poco. Mi agguanta e parte il limone del secolo (si lo so, lo dico ogni volta). Provo a parlarci ma non capisco che dice. Farfuglia e penso "O sta parlando in portoghese oppure quello che ha preso prima era troppo anche per lui".
Poi mi guardo intorno e in cinque si stanno passando una boccetta di qualcosa. Tirano e ballano più di prima. Due di questi ci hanno provato. Ma i tentativi erano davvero goffi.
Insomma, dovrei ringraziare chi ha inventato lo speed perché mi sta facendo conoscere tante persone nuove. Oppure dovrei preoccuparmi perché ci provano solo quelli sconvolti? La droga allora fa davvero male?

Stanotte ho fatto un incubo. Sognavo che tre anni prima mi ero fatto una tizia del mio paese, e che lei era rimasta incinta. Io me n'ero altamente fregato, l'avevo abbandonata e non avevo mai voluto vedere nè sentire parlare della bambina che nacque.

Domani sera esco con un'amica che non vedo da un anno.
Sono sicuro di aver perso dei pezzi per strada.


domenica, febbraio 10, 2008

"Amare è soffrire. Non amare è soffrire. E soffrire è soffrire."




venerdì, febbraio 01, 2008

Dammi una sigaretta, Copenaghen.

Qualche sera fa sono uscito con un ragazzo spagnolo che vive in Italia da circa tre anni. Ci siamo incontrati davanti l'Università, proprio in centro, e poi ci siamo diretti verso Piazza delle Erbe, famosa per il mercato della frutta e verdura che si tiene ogni giorno (da qui il nome "delle Erbe") e famosa per la facilità con cui la sera trovi un pusher che ti vende dell'hashish e della marijuana (da qui, penso, il nome "delle Erbe").

C'era un baretto carino che non conoscevo e ci siamo seduti in una saletta da soli a chiacchierare. Era uno di quegli incontri da Primo e Ultimo appuntamento tutto nella stessa sera, che non arrivano neanche alla cena ma che si fermano soltanto all'aperitivo.
Parliamo di quanto idiota sia lui a lasciare una città come Valencia per trasferirsi nel profondo nord est italiano. Parliamo poi della Spagna e del viaggio che ho fatto tre anni fa a Madrid, poi dico:

"Madrid mi è piaciuta tanto. Barcellona invece, sarà che ci sono stato in gita alle superiori, non mi ha colpito granché. Però ovvio che se ci ritorno sono sicuro che mi piacerebbe."
"Beh, poi dipende molto dal periodo in cui ci sei stato, a Barcellona..."
"In che senso?"
"Si, perché è cambiata tanto rispetto ad una volta... Se ci sei stato prima del '92 era molto diversa... Sai, le olimpiadi...l'hanno trasformata!"
Gelo. Cambio espressione.
"Avevo diciasette anni. Era il 2000. Nel '92 avevo otto anni."
Lui fissa il vuoto.
Aggiungo:
"Ora, non so se ti ricordi ma nel profilo c'è scritto bene che ho ancora, per lo meno, 24 anni."
"Si, si!" ride "ma non dicevo proprio nel tuo caso... parlavo in generale."
E ride ancora.
Io no.

Sta succedendo qualcosa di strano tra me, gli altri e la percezione che gli altri hanno di me.
Vi racconterò di più.

lunedì, gennaio 28, 2008

E' tornata!

Più magra di sempre, speriamo pure incazzosa uguale. Oh, non ride mai!

domenica, gennaio 27, 2008

Paga tu il conto amore, per favore. Portami in un albergo per due ore.

A breve uscirò. E' domenica pomeriggio ma io odio uscire di domenica. Per me la domenica è un giorno inutile e come tale mi fa venire voglia di non fare assolutamente niente. Esco solo perché voglio bere e fumare un po'. E per non ascoltare mio padre che straparla, che a quest'ora è più ubriaco e pazzo di me.

Ieri sera ho rivisto Angelì, siamo andati a cena e poi a spasso per il centro che causa il Carnevale era pieno di persone e bambini truccati. Due spritz, quattro chiacchiere sugli uomini stronzi, due veloci insulti agli uomini stronzi, un nuovo aforisma che ho coniato: "Non ci serve nessuno, ci hanno abituato male a pensare che dobbiamo per forza trovarci qualcuno altrimenti siamo degli sfigati. Stiamo bene anche da soli, ci si diverte di più". Un contro-aforisma che ci ha steso e reso muti: "Si però è dura, dopo essere stati amati, tornare ad essere solo scopati". Controbattere che le puntate di Sex and the City dove loro quattro sono single sono anche le più divertenti non ha funzionato molto per tirarci su.

Così siamo stai all'Anima dove ho rivisto vecchie conoscenze e il buon Yota83 che c'ha provato con un mio amico fidanzato - ovviamente. Ho impiegato parecchie energie per convincere la coppia fidanzata a venire in disco con me e poi ho inscenato il solito teatrino con un vecchio stronzo (simpaticamente) che ogni tanto ritrovo in quel baretto: "Sai come recitava bene in quella commedia?" "Certo, è un falso, è normale che gli venga naturale recitare, lui recita sempre".
Angela ha fatto le sue solite gaffes. Ha praticamente detto ad alta voce "Ma qualcuno mi spiega perché le lesbiche sono tutte alte un metro???" mentre dietro di noi c'era giusto giusto un gruppetto di lesbiche nane che David Lynch ha scartato dal casting del suo ultimo film perché le trovava troppo grottesche e surreali. Angela ha smesso di arrossire soltanto dopo un ora e mezza.

E così mi sono avviato nel bordello ormai all'alba delle due di notte.
C'è da dire che il mio fascino sta subendo un calo continuo. La morte del cigno. Sono tre sabati che non rimorchio moltissimo, al massimo una o due persone. Sarà che mi sto stancando della solita gente o del solito posto e quindi ne risente pure l'immagine che rifletto agli altri. Però era carino e divertente vedermi così bello agli occhi degli altri, qualche soddisfazione te la dava, di sicuro più dello specchio del bagno che mi fa vedere grandi soltanto le occhiaie. Il riflesso che mi restituivano era soddisfacente.
E poi spiegatemi: che altro può fare un ventiquattrenne single con le rughe e i primi focolai di capelli bianchi il sabato sera se non distruggersi fino alle sei del mattino?

Quindi eccomi in pista imbriago che aspetto che qualcuno si faccia avanti - perché io di certo non mi abbasso - ma tutti sembrano impegnati a far di meglio e a ignorarmi. Dopo dieci minuti già immagino la fine della serata: io che mi limono un cesso brufoloso con la pancia: e vi assicuro che è già successo. Quand'ecco spuntare da dietro una spalla due occhietti azzurri su capelli biondi che mi fissano. Poi scappano via. Poi ritornano. Poi sorridono. Ed era, per quei primi dieci minuti di discoteca, il sorriso più bello che avessi mai visto. Per quei primi dieci minuti, appunto.

E' incredibile come ci si impunti a cercare con lo sguardo sempre una stessa persona. Che poi ce n'erano veramente di molto più carini, tutti li intorno: quelli mezzi nudi, quelli tutti sudati, quelli tutti strafatti. Insomma, c'era proprio l'imbarazzo della scelta. Perché proprio lui? Forse perché mi aveva sorriso? Certo ma poteva pure essere che stesse ridendo di me col suo amico.
Lui e il suo amico se ne vanno e io resto da solo ad aspettare che arrivi qualcuno, perdio. Perché nessuno si fa avanti?
Quando a metà serata ancora non s'era battuto chiodo e la domenica pomeriggio sarebbe stata un bagno caldo con le vene tagliate e mia madre che chiama il 118, mi sono deciso di andare a cercarlo.
Anche lui cercava qualcuno: il suo amico molto probabilmente se n'era andato in darkroom e l'aveva lasciato solo senza dirgli niente. Che tenerezza. Mi ha fatto pensare a qualcuno non molto abituato alle disco. Decido che ci devo parlare, cioè limonare. Lo aspetto al varco e quando mi passa davanti e mi sorride gli prendo la mano e lo fermo.
"Ciao". "Ciao".
E se ne va via sorridendo lasciandomi lì. Il discorso più brutto della storia. Ok, non mi aspettavo dicesse qualcosa di significativo tipo "Sono un Berlinese" come ha fatto Kennedy nel '61, ma almeno due parole. E io poi sono il primo che non sa mai cosa dire, ed è per questo che dico sempre a tutti "sono ubriaco... tu?", però almeno sarebbe qualcosa.
Quando ritorna gli chiedo come si chiama e sembra interessato a parlare. Dice che compie 27 anni martedì. Io dico che ne farò 25 ad agosto e aggiungo "Tu acquario... io Leone!" ma non so se è riuscito a cogliere la sottigliezza: Leone e Acquario sono segni complementari, "Astra" dice che sono la coppia perfetta, le due metà che si uniscono, due spiriti che si cercano. E così mentre io sono partito con i miei film in testa su noi due che prendiamo il gelato insieme passeggiando a primavera, che prenotiamo le ferie insieme ad agosto, che ci prendiamo l'influenza intestinale ad ottobre e che sciamo sui monti a dicembre, lui avrà sicuramente pensato a quanto dev'essere strano quel tizio sudato che ha appena detto una cosa senza senso.
Capisco l'antifona, tento un ultimo approccio orale che rifiuta e quindi decido di andarmene dicendo: "Vabbè...Torno di la a ballare". "Di già? Non mi fai compagnia?" risponde lui.
Penso tra me e me: oddio, questo è uno di quelli che vogliono parlare prima!
E quindi ok, due domandine su che cosa fa. Il dentista, mi dice. Fico. L'anima gemella ricca. Biondo, occhi azzurri, acquario e dentista. Non resisto: lo devo baciare.
Mi avvicino e lui mi respinge sorridendo.
Basta, è troppo. Primo, mi sono abbassato a cercarti e ad approcciarti; secondo, mi hai rifiutato due volte un limone, io che potrei tenere dei master in merito tanto sono bravo; terzo: capisco che il tuo lavoro, fare il dentista, ti ha portato ad avere una sorta di fobia batterica nei confronti di quello che metti in bocca e io proprio non sono la tipa che può permettersi di stare con un uomo che mette il suo lavoro prima di me! Addio.
E i biondi, per inciso, non mi sono mai piaciuti.

sabato, gennaio 26, 2008

Casto Immanuel